Giorno della Memoria 2014

Muro del ghetto di Varsavia - Warsaw ghetto wall (Okopowa Street?) Foto pubblico dominio da WikimediaGli eventi organizzati e coordinati dal Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.

Dall’approvazione della Legge che ha istituito il Giorno della Memoria, il Museo si è impegnato per far sì che il 27 gennaio fosse l’occasione per proporre una riflessione non meramente commemorativa, ma anche in grado di coniugare la consapevolezza storica e i valori fondanti della società civile. Democrazia, pace, libertà, costituiscono l’eredità positiva degli anni tragici della guerra e dei totalitarismi, e sono alla base della nostra Costituzione repubblicana e delle grandi Carte internazionali dei diritti umani.

Per il Giorno della Memoria 2014 il Museo propone, di concerto con le Istituzioni locali e territoriali e con gli Istituti presenti nel Palazzo, un fitto programma di eventi, confermando la centralità del suo ruolo di diffusione e promozione delle tematiche legate alla storia del Novecento.

Martedì 21 gennaio alle ore 17, presso la sala conferenze del museo si svolgerà il seminario Le politiche della memoria nel secondo dopoguerra: il caso Delbo. Promosso dal Museo in collaborazione con l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti, la Comunità Ebraica di Torino e l’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Bergamo, l’incontro, organizzato in occasione della mostra Charlotte Delbo. Una memoria, mille voci, che verrà inaugurata sempre presso il Museo lunedì 27 gennaio, analizzerà le politiche della memoria in Italia a partire dalla dalla figura e dagli scritti di Charlotte Delbo. Ospiti d’eccezione del seminario Robert Gordon, autore del volume Scolpitelo nei cuori: l’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, 2013) e Elisabetta Ruffini curatrice della mostra e dell’edizione italiana del volume Charlotte Delbo, Spettri, miei compagni (Il filo di Arianna, 2013) che dialogheranno con Alberto Cavaglion e Diego Guzzi.

Mercoledì 22 gennaio alle ore 16 in sala conferenze si terrà l’incontro La memoria condivisa: i giovani raccontano al shoah, uno straordinario percorso didattico intrapreso dagli studenti della classe VC del Liceo Statale Berti che ha portato alla traduzione dei testi e al doppiaggio in italiano del documentario The Warsaw Ghetto 1940-1943 prodotto dal Jewish Historical Institute di Varsavia.

Giovedì 23 gennaio alle ore 17, sempre presso la sala conferenze del Museo si parlerà di Pio Bigo, deportato politico recentemente scomparso, con l’incontro dal titolo Pio Bigo: sopravvissuto a sette lager.
Interverranno Lucio Monaco, Antonella Filippi e Ferruccio Maruffi, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati. A seguire verrà proiettato il documentario “Pio Bigo, testimone di sette lager” realizzato a partire dai fondi archivistici depositati presso l’Istoreto e grazie al sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte, che sarà introdotto da Luciano Boccalatte e Paola Olivetti.

Pio Bigo nasce il 28 marzo 1924 a Druento (TO). Operaio meccanico, dopo l’8 settembre entra a far parte della Resistenza in Val di Viù. Il 9 marzo 1944 è arrestato dalle SS e dai fascisti della X Mas e portato a Lanzo Torinese. Da qui è trasferito al carcere Le Nuove di Torino, quindi alla caserma Cavalli (BG) ed infine, il 16 marzo 1944 è deportato a Mauthausen (trasporto Tibaldi n. 34). Giunge al lager quattro giorni dopo, viene classificato come Schutzhäftlinge (prigioniero per motivi di sicurezza). Un anno dopo viene classificato come Politisch (prigioniero politico), è liberato dall’esercito americano l’11 aprile 1945. Partecipa attivamente alle iniziative dell’Associazione nazionale ex deportati per tramandare la memoria della deportazione alle nuove generazioni.

Sabato 25 gennaio alle ore 18 il Museo propone lo spettacolo teatrale Come si diventa nazisti realizzato dalla Compagnia Teatro delle Forme (ideazione, regia e drammaturgia Antonio Damasco. Con Antonio Damasco, Silvia Edera e Valentina Padova). Ispirato dall’opera omonima di William Sheridan Allen, edita da Einaudi, in Come si diventa nazisti gli attori accompagnati dalle musiche di due grandi maestri del jazz italiano, Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, si chiedono se al giorno d’oggi, sarebbe possibile ricadere nell’errore di un regima totalitario; se gli elettori moderni dispongono di un arsenale democratico ed analitico per riconoscere un dittatore in nuce e negargli quindi il consenso. William Sheridan Allen, americano dell’Illinois, azzarda una risposta. Lo fa adottando un punto di vista non tradizionale: non già l’alta politica coi suoi accordi interni e le sue alleanze, ma la vita quotidiana di un piccolo paesino dell’Hannover; non Hitler, Goëring e Goebbels ma il libraio, il vice-sindaco e l’operaio dello zuccherificio; non l’orrore dell’olocausto ma il disagio di cambiare di marciapiede per non obbligare l’amico ebreo a salutarti col braccio teso.

Sempre sabato 25, alle 19,30, dopo Come si diventa nazisti, il Museo sarà la prima tappa di uno spettacolo itinerante di musica klezmer e letture tratte da Se questo è un uomo di Primo Levi. Musica e letture itineranti, questo il titolo dell’evento che vedrà la Bandakadabra, la nota marching band, accompagnare il pubblico lungo un percorso nel centro cittadino sulle note dei brani più popolari della tradizione klezmer. Tra questi Ale Brider considerato una sorta di “Internazionale” ebraica per il suo carattere di fratellanza, unità e pace; Bublitckhi,una canzone yiddish della tradizione russa, Di grine kuzine, uno dei più noti brani appartenenti all’epoca della grande migrazione in America; Freylekh che in lingua Yiddish significa “felice”, una danza in cui i partecipanti si tengono per mano o per le spalle e ballano in circolo; e molte altre canzoni del repertorio tradizionale klezmer. Tre le tappe del percorso: alle ore 19,30 si partirà dal Museo, alle 20,15 sarà la volta di via Garibaldi all’altezza della Chiesa dei Santi Martiri, alle 20,45 in piazza Carignano, per essere infine accompagnati davanti al Circolo dei lettori, dove si svolgerà un altro spettacolo inserito nel programma degli eventi del Giorno della Memoria (La memoria non è mai cimitero di Marco Gobetti). In ogni tappa oltre ai brani musicali il pubblico sarà potrà assistere alle letture tratte da Se questo è un uomo a cura di Roberta Maraini e Marco Federico Bombi.

Domenica 26 gennaio si inizierà subito dalla mattina con un Percorso nei Luoghi della Memoria, in occasione del Giorno della Memoria offerto gratuitamente dal Museo. In collaborazione con la Comunità Ebraica di Torino, il Museo propone un percorso a piedi attraverso i luoghi della deportazione e dell’occupazione nazifascista a Torino: Piazza Carlina, zona dell’ex ghetto ebraico, la Sinagoga, la stazione di Porta Nuova. Durante il percorso, la lettura di alcune testimonianze aiuterà a comprendere la valenza simbolica dei luoghi visitati. La prenotazione è obbligatoria (per maggiori informazioni t. 011 4420780)

Nel pomeriggio di domenica 26, alle ore 15, presso la sala conferenze del Museo si terrà un momento dedicato ai bambini dai sette anni in su con letture tratte da I bambini di Terezin, a cura di Mario De Micheli, e da La fisarmonica di Mendel, di Heidi Smith Hyde e Johanne van der Sterre.
A seguire spazio al commento, al dialogo e allo scambio di opinioni per riflettere – con i bambini presenti – sul tema delle discriminazioni passate e presenti.

Alle 18,00 sempre presso la sala conferenze si terrà la presentazione del libro appena pubblicato da Rizzoli – Lizard Jan Karski, l’uomo che scoprì l’Olocausto di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. I due autori dialogheranno insieme a Enrico Manera, dell’Isoreto, Giorgio Alberini, storico del fumetto e Ada Treves, giornalista di Pagine Ebraiche, sul tema della trasmissione della memoria attraverso il fumetto. Nel corso dell’incontro verranno inoltre esposte tavole e disegni di più autori sul tema della Shoah.

Jan Karski (Lòdz, 24 giugno 1914 – Washington, 13 luglio 2000) il cui vero nome era Jan Kozielewski, fu un militare polacco, ed esponente di spicco durante la seconda guerra mondiale è dell’Armia Krajowa (Esercito Nazionale), il principale gruppo polacco di resistenza al nazismo. Fu incaricato dall’Armia di mettere a conoscenza i paesi alleati, in particolar modo Gran Bretagna e Stati Uniti, della situazione del suo paese e soprattutto della realtà dei campi di sterminio. Per la sua opera è stato insignito del titolo di Giusto tra le nazioni.

Infine la giornata di domenica terminerà alle ore 21 con lo spettacolo concerto de Le Nuages Ensamble. Un quartetto femminile che propone una personale versione della musica klezmer: melodie ora più ritmate e ballabili, ora più intimiste, per un concerto intenso e coinvolgente.

La giornata di lunedì 27 si aprirà con un momento dedicato ai ragazzi delle scuole con la proiezione alle ore 10, presso la sala conferenze del film Arrivederci ragazzi, un film del 1987 diretto da Louis Malle ispirato a un ricordo di scuola dello stesso regista. La pellicola è stata premiata con il Leone d’Oro alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Alle 17,30 verrà invece inaugurata la mostra temporanea Charlotte Delbo. Una memoria, mille voci. Prodotta dall’Isrec – Istituto bergamasco per la storia della resistenza e dell’età contemporanea e dal Centre d’histoire de la Résistance et de la Déportation di Lione, la mostra presenta un percorso di analisi e approfondimento sulla figura e l’opera di Charlotte Delbo. (visitabile fino al 30 marzo)

Costruita a partire dagli archivi della scrittrice, depositati alla Bibliothèque Nationale de France dalla sua erede universale Claudine Riera-Collet, la mostra crea uno spazio in cui immagini, suono e parole si mescolano per coinvolgere il pubblico in un percorso di memoria. Curata da Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec, la mostra coniuga i molteplici aspetti della vita di Charlotte Delbo (la vita privata; la deportazione; la scrittrice, la produzione artistico letteraria) a una fruizione di impatto che gioca su un’architettura geometrica e modulare. Un percorso espositivo composto da celle di carta e cartone, che rievocano da una parte la claustrofobia dell’internamento e dall’altra esaltano la forza contenutistica di un’opera per cui l’arte è memoria. L’esposizione è inoltre arricchita dalla proiezione del documentario inedito Histoire du convoi du 24 Janvier 1943 – Auschwitz-Birkenau di Claude-Alice Peyrottes e Alain Cheraft.
La mostra, nata da dalla collaborazione di enti culturali europei e con un itinerario internazionale, dopo essere stata ospitata nel corso del 2013 a Parigi, Lione, e a Fossoli, approda ora al Museo Diffuso della Resistenza, che la presenta al pubblico torinese in occasione del Giorno della Memoria 2014.

Charlotte Delbo, francese dalle origini italiane, resistente e deportata, segretaria di Louis Jouvet e assistente di Henri Lefebvre, è autrice di un’opera poetica e teatrale di portata universale, ma ancora poco conosciuta in Italia. La letteratura tesse il legame tra gli uomini e la loro storia, costruendo la consapevolezza del presente e l’immaginazione del futuro. Per Delbo, sopravvissuta dei campi nazisti e, al ritorno, osservatrice attenta del mondo che la circonda, la memoria è gesto poetico in grado di liberare il passato dalle immagini stereotipate del presente. Combattere l’oblio significa creare le forme per risvegliare nell’interlocutore la consapevolezza della responsabilità delle proprie scelte.
Le sue parole scritte “ad alta voce”,  scritte “per dare a vedere”,  sono luoghi in cui passato e presente si incontrano e la memoria si fa gesto poetico capace di creare una coscienza che rinnovi lo sguardo su entrambi.

da Ufficio Stampa Museo Diffuso della Resistenza

www.museodiffusotorino.it

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