Personale dello scultore Villibossi

Villibossi

da Marianna Accerboni

Si è inaugurata venerdì 20 settembre 2012 alle ore 18.30 nella Sede dell’Ufficio di collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Bruxelles una rassegna dedicata allo scultore Villibossi, intitolata “Villibossi. Sculture e disegni”. Organizzata dall’Ufficio di collegamento della Regione nella capitale belga e dall’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste, presieduta da Dario Locchi e diretta da Fabio Ziberna, e di Bruxelles, presieduta da Flavio Tossi, l’esposizione è curata dall’architetto Marianna Accerboni: in mostra più di una ventina di sculture realizzate dall’artista in diverse qualità di marmo e di legno dal 2001 a oggi, tra cui diversi inediti, e altrettanti disegni colorati ad acquerello e china, che rappresentano studi preparatori alle opere tridimensionali. Visitabile nella capitale belga fino al 6 novembre 2012.
La mostra di Bruxelles si colloca nell’ambito dei prestigiosi itinerari europei, che rappresentano un Leitmotiv fondamentale nella carriera di Villibossi, essendo egli stato presente fin dagli esordi a simposi e importanti esposizioni e con sculture monumentali in paesi come la Grecia, la Germania, l’Austria e in tutti gli stati dell’ex Yugoslavia.
Dai primi anni ’60, in cui iniziò l’attività espositiva, nel corso di numerose manifestazioni Villibossi ha infatti sempre saputo varcare i confini di molti paesi stranieri e affermarsi grazie all’essenzialità, alla semplicità e alla purezza del proprio linguaggio e del proprio modo di sentire e porgere la scultura, divenendo una sorta di ambasciatore della cultura e dell’arte triestina e del Nord Est italiano in Europa.
A metà degli anni ‘80 per esempio, per onorare gli scambi commerciali fra Trieste e Salonicco, la Camera di Commercio di Trieste gli commissionò una grande scultura in Pietra di Repen, che attualmente si trova davanti al Palazzo della Borsa della città macedone, la seconda della Grecia per numero di abitanti. Nel 1995 una sua grande scultura in Marmo Lasa (che si estrae nel Trentino) è stata posizionata in un parco di Dresda. Nel 2000 Villibossi ha eseguito, assieme allo scultore sloveno Erik Lovko, una grande opera in Pietra d’Istria (Kirmaniak) per sottolineare simbolicamente l’abolizione del confine tra Italia e Slovenia. Nel 2004 ha realizzato per le Assicurazioni Generali di Trieste un grande “leone marciano” ricavato da un monoblocco di 8 metri cubi di Pietra Canfanaro d’Istria, che è stato collocato sulle mura della città di Padova al Bastione del Portello, in sostituzione di quello antico a suo tempo distrutto dalle truppe napoleoniche.
Villibossi ha al suo attivo anche la partecipazione a più di 40 mostre personali e a più di 45 simposi internazionali di scultura e una cinquantina di opere monumentali collocate nelle piazze pubbliche di vari paesi europei, ma trae dalla semplicità le sue origini: il nonno, che era un proprietario di cave di Arenaria situate sopra Muggia (Trieste), dove lavorava come scalpellino, lui non l’ha mai visto operare, però qualcosa gli è rimasto nel sangue…
Artista noto in patria, ma molto più apprezzato all’estero, vive in un castello medievale, dall’appeal rude ma raffinato, che domina la cittadina istro-veneta di Muggia, per l’Italia da sempre Porta d’Oriente: una magione, che funge anche da atelier, dove si possono ammirare in permanenza le sue opere, e che, grazie alle sue mani, al sua talento e alla sua creatività, ha ripreso in questi anni nuova e seducente vita in un lungo work in progress condotto assieme alla moglie Gabriella.

Il linguaggio, lo stile
Un simbolismo morbido e intriso di delicata, trasparente sensualità, espresso attraverso una cifra essenziale e del tutto personale, rappresenta una delle chiavi del suo successo: un’arte concepita con intensità e delicato sentire, come espressione analogica dell’idea e quale incontro e fusione fra percezione sensoriale, spiritualità e azione.
Partito da un’accezione antropomorfa, cui può riferirsi anche la sua puntuale, intuitiva ritrattistica (vedi il busto del frate-poeta Primo Trubar, dell’impren e di altri), nel corso del tempo Villi ha elaborato un linguaggio che è andato via via crescendo verso l’astrazione naturalistica e l’evoluzione sintetica del dinamismo plastico, componendo una tridimensionalità di stampo non accademico, pura nelle premesse e negli esiti: “Lavoro in solitudine, non ho internet, faccio quello che sento, cercando di non lasciarmi suggestionare da un sociale teso al consumo” afferma l’artista. Al di là dell’ “hic et nunc”, lui vola lontano, verso un’arte concepita oltre il presente e fuori dal tempo, soffermandosi su archetipi – forme e concetti – universali.
In tal modo modella con forza e pazienza, nei materiali prediletti provenienti dalla natura, quali marmo e legno (spesso il profumato cirmolo, ma anche il tiglio e l’olmo, rifiniti con olio di vaselina, tempera e cera), sculture morbide, polite: elementi d’ispirazione spesso vegetale, che in particolare da 6 o 7 anni a questa parte vengono quasi riassunti e trovano un punto di chiusura in alcuni cubi che simbolizzano dei semi, perché il tema cui Villibossi guarda essenzialmente è la natura vista come elemento simbolico, prorompente fino al suo massimo di bellezza e di splendore. Poi con la morte il cerchio si chiude – suggerisce lo scultore – ma rimane sempre, come nella vita, un seme quadrato e spigoloso, che allude alle asperità dell’esistenza, ma rappresenta anche l’inizio di una “rinascita” (non a caso così s’intitolano diverse sue opere); cioè un’apertura alla speranza di cui ognuno ha bisogno, interpretata anche dal contesto dalla linea morbida in cui l’artista inserisce i semi: “Mi auguro che un giorno questi spigoli e le parti dure svaniscano, c’è sempre un seme di speranza…” suggerisce Villibossi.
Dalla natura l’artista trae anche il ritmo morbido dell’intreccio di forme che caratterizzano le sue opere e spesso ci rammentano il significato della riproduzione, attraverso le quali Villibossi riesce a comporre una plastica di grande suggestione estetica, sostenuta da uno slancio poetico forte e d’intensa espressività.

La mostra a Bruxelles
Una ventina di sculture e altrettanti disegni colorati ad acquerello e china compongono la rassegna. I disegni sono studi preparatori dalla linea morbida e sinuosa, che preludono alle sculture. “Faccio sempre una ricerca attraverso i disegni di base, non m’importa fare il chiaroscuro” precisa Villi “ma stabilire attraverso il disegno dei piani secondo i quali poi intervengo a livello scultoreo. Prima faccio il disegno e, attraverso quest’ultimo, filtro l’idea per eseguire la scultura. I disegni hanno ampie campiture colorate che mi servono per distinguere i piani e per determinare il colore della pietra”.
Partendo dal disegno, Villibossi scolpisce la pietra con scalpelli di formato diverso e usa talvolta il disco diamantato, fino ad arrivare alla lisciatura con carta abrasiva.
Il marmo viene scelto a seconda del soggetto: “Se voglio una cosa perfetta, cerco per esempio il Marmo di Carrara o il Lasa; se penso a una opera d’ispirazione vegetale” spiega lo scultore “cerco una pietra del colore della terra. Per la figura umana preferisco un marmo uniforme, senza macchie”. Generalmente si tratta di pietre del Nord Est italiano e della regione Friuli Venezia Giulia, ma anche provenienti da regioni limitrofe come il Marmo Lasa dell’Alto Adige o la Pietra di Brazza della Dalmazia.
In mostra sono esposte sculture realizzate dal 2001 a oggi. Le tre più recenti, intitolate “Dialogo consolatorio 1, 2 e 3”, l’artista le sta ultimando mentre stiamo andando in stampa: con la parte inclinata “ad inchino”, l’una verso l’altra, alludono alla possibilità di dialogo tra diverse etnie.

I maestri ideali
“I miei maestri ideali” afferma Villi “non sono quelli famosi, conosco molti artisti moderni, ma non mi sono mai ispirato a loro, preferisco il dialogo con coloro che incontro nei simposi”.
Tra i nomi di riferimento possiamo comunque annoverare il futurista Umberto Boccioni per la morbidezza e il movimento delle sue opere tridimensionali; la produzione, iniziata nei primi anni trenta dal tedesco Hans Arp, di forme organiche, a tutto tondo, evocatrici di nascoste forme naturali e la libertà intrinseca del segno morbido e sinuoso di Mirò. Verso una purezza formale, analogica alla crescita della natura. Come disse Arp: “Noi vogliamo produrre come una pianta che produce un frutto, e non riprodurre”.

Villibossi è nato a Muggia (Trieste), dove risiede e opera nel castello medievale, in cui si trovano in permanenza alcune sue opere visionabili su prenotazione. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Genova sotto la guida di Lodovico Caraventa, frequenta per un decennio la Scuola Libera di Figura, diretta da Nino Perizi al Museo Revoltella di Trieste. Inizia l’attività espositiva nel 1964 con una serie di mostre personali, di gruppo e collettive, distinguendosi per la versatilità nell’impiego di materiali diversi con una marcata preferenza all’uso per la pietra e il legno.
Le televisioni italiana, tedesca e dell’ex Jugoslavia realizzano diversi cortometraggi sulla sua opera. Oltre 50 sculture di grande formato sono collocate in spazi pubblici di svariati stati europei, tra cui:
1976 · Parco della città di Bitola (Macedonia)
1986 · Fiera internazionale di Salonicco (Grecia)
1995 · Parco della città di Dresda (Germania)
1997 · Parco delle sculture di Germersheim (Germania)
1999 · Rabuiese – confine di stato italo-sloveno · Trieste (Italia) · scultura eseguita simbolicamente assieme allo scultore sloveno Erik Lovko per celebrare l’abolizione del confine
2004 · Bastione del Nuovo Portello · Padova (Italia)
2012 · Sede direzionale S.E.C.A.B · Paluzza · Udine (Italia)

DOVE: Ufficio di collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Bruxelles- Rue du Commerce 49 – 1000 Bruxelles
QUANDO: 20 settembre – 6 novembre 2012
A CURA DI: Marianna Accerboni
INFO: 0039 (0) 335 6750946

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